La presenza delle parti in mediazione: gli sviluppi nella giurisprudenza dell’ultimo semestre

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La presenza delle parti in mediazione

La normativa vigente si mostra talvolta lacunosa per quanto concerne alcuni aspetti della mediazione; ciò potrebbe in certe circostanze creare delle difficoltà nel percorso di ricerca di una composizione amichevole della controversia.

Proprio in questo ambito risulta particolarmente utile l’intervento dei giudici, volto a colmare le lacune del testo normativo. In particolare negli ultimi tempi i giudici si sono pronunciati spesso sulla presenza delle parti in mediazione, ritenendo come la stessa sia condizione necessaria per lo svolgimento del procedimento.

Il Tribunale di Mantova – sentenza 22-03-2016 – ha condannato al pagamento di una somma pari al contributo unificato della causa la parte che aveva giustificato la sua assenza con l’onerosità della procedura di mediazione. Secondo il giudice la mediazione è nata come strumento di risoluzione extragiudiziale delle controversie in grado di garantire, tra le altre cose, la ricerca di una soluzione soddisfacente per le parti in conflitto con costi più contenuti rispetto al giudizio. Tale finalità è ben evidente in questa sentenza; il giudice infatti rimarca come non possa ritenersi giustificata l’assenza di una parte alla procedura di mediazione, prevista come condizione di procedibilità, solo perché la stessa ritiene il procedimento di mediazione eccessivamente esoso. Ammesso che il procedimento possa essere esoso, di certo lo stesso non raggiungerà mai i costi di un processo!

Da sottolineare come la mancata partecipazione della parte alla mediazione possa essere valutata negativamente dal giudice anche nel caso in cui alla medesima venga riconosciuta ragione nel merito nel successivo giudizio. In proposito, il Tribunale di Roma, con la sentenza del 23-06-2016, si è pronunciato su una controversia in materia di responsabilità medica e sanitaria, condannando la compagnia assicuratrice al versamento di un importo pari al contributo unificato poiché assente ingiustificata in mediazione, nonostante la stessa non fosse stata ritenuta soccombente dal medesimo giudice. Il Tribunale, richiamando l’art. 8 comma 4 bis del D.lgs. 28/2010, ha sottolineato la differenza tra la mancata partecipazione all’incontro di mediazione demandata dal giudice – che obbliga la parte che non ha partecipato al pagamento di una somma pari al contributo unificato – e il merito della controversia, ove la parte stessa non è invece soccombente. Nello specifico la condotta dell’assicurazione, assente in mediazione nonostante l’invito del giudice, è stata particolarmente grave in quanto “causa primaria del fallimento del percorso di mediazione”. Da un lato dunque il giudice chiarisce che solo con la mediazione si sarebbe potuto porre fine alla lite, dall’altro che l’ingiustificata assenza va valutata separatamente perché “prescinde dall’esito del giudizio”.

In mediazione, inoltre, non è sufficiente la presenza del solo difensore, anche in qualità di delegato della parte. Infatti, con ordinanza del 14/07/2016 il tribunale di Velletri si è pronunciato nel corso di una controversia avente ad oggetto l’opposizione a decreto ingiuntivo, avanzata dal debitore nei confronti di una banca. In tale circostanza il giudice ha avuto modo di chiarire, anzitutto, come la materia rientri tra quelle che richiedono il preventivo esperimento della mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione in giudizio. Ha poi specificato che la stessa natura della mediazione e gli artt. 5 e 8 comma 4bis del D.lgs. 28/2010 impongono di ritenere soddisfatta la condizione di procedibilità solo se alla mediazione sia presente la parte (o un delegato della stessa), accompagnata dal difensore.

Sempre nell’ottica della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione è rilevante l’ordinanza del tribunale di Vasto del 06/12/2016. Secondo il giudice la comunicazione con la quale una parte invitata in mediazione notifica all’organismo il suo rifiuto a partecipare all’incontro informativo non può considerarsi una causa legittima della sua assenza.
Si tratti di semplice lettera o di pec, la comunicazione notificata all’organismo non ha valore e non esonera la parte dalle conseguenze previste dalla legge in caso di mancata partecipazione all’incontro informativo. In particolare la volontà di non trovare un accordo deve essere “informata”: le parti litiganti devono trovarsi “de visu” davanti al mediatore ed esprimere in modo motivato la loro volontà di non aderire alla mediazione. Su tale base è da considerare illegittima la prassi di banche ed assicurazioni, che spesso non partecipano alla mediazione inviando all’organismo una mera comunicazione in tal senso: il cittadino ha infatti diritto di confrontarsi direttamente con la parte. Il giudice chiarisce come la volontà di non aderire alla mediazione può validamente essere espressa solo qualora le parti siano state informate dal mediatore del funzionamento della mediazione durante il primo incontro informativo.

Sembra dunque ormai chiaro che, sulla base delle nuove pronunce giurisprudenziali, il decreto legislativo 28/2010 debba essere interpretato nel senso di ritenere essenziale in mediazione la presenza personale della parte, o, se ciò non dovesse essere possibile per gravi motivi, la presenza di un delegato della parte, diverso dal legale della medesima. Solo in questo modo la mediazione può svolgere efficacemente il ruolo che le è stato cucito addosso, quello di permettere una risoluzione extragiudiziale della controversia con una piena partecipazione delle parti e con tempi e costi inferiori rispetto al processo, sgravando oltretutto i tribunali da un eccessivo carico di contenziosi.

Sulla scorta di quanto affermato dai giudici, auspichiamo da parte del legislatore un intervento volto a recepire gli ultimi sviluppi giurisprudenziali in materia.

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